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Il Community Network Approach

 

 Il  Comunity Network Approach

 Il Modello CNA – Community Network Approach – propone una presa in carico globale ed integrata di tutti gli aspetti della patologia e del sistema sociale e familiare di riferimento del bambino. Un punto di raccordo che coordina i diversi interventi in maniera funzionale e sinergica.

Il modello nasce da una collaborazione particolarmente fertile con il Professor Michele Zappella dell’Università di Siena che con il suo modello dell’L’AERC ovvero l’ Attivazione Emotiva e Reciprocità Corporea ha dato un giusto peso al ruolo delle emozioni e della sintonizzazione affettiva nel trattamento dei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo, nonchè al ruolo del mediatore come vettore di cambiamento terapeutico;

dallo studio e l’analisi dei modelli di intervento internazionaliseguiti dal Centro di Toronto (Canada) dove per via delle distanze territoriali e delle condizioni climatiche avverse i bambini vengono seguiti  nel loro contesto naturale e le persone formate anche a distanza e supervisionate costantemente;

dal Centering on Children  del North Carolina dove centrale è l’applicazione del Modello Teacch e dei materiali dello “Shoeboxtasks” per facilitare gli apprendimenti e l’indipendenza delle persone con disabilità;

dal reparto di Neuropsichiatria Infantile del Bambin Gesù di Roma con l’importanza del metodo scientifico e della neuropsicologia con tutte le sue moderne applicazioni;

 da “the Accademy for Autism” di Orlando dove nel medesimo spazio convivono professionisti con diversa formazione per un approccio evolutivo ed integrato a seconda della fase evolutiva presa in considerazione. In particolar modo si integra la Comunicazione Aumentativa (Pecs e CAA) con l’uso di diversi ausili informatici per meglio incentivare la possibilità di comunicazione e di apprendimento;

Il Denver Model per l’apprendimento incidentale e per la stimolazione in contesti spontanei del linguaggio e delle performance sociali.

Il punto di forza del modello applicato dalla Tutti giù per Terra, e’ stato il cercare ed il perseguire la stretta collaborazione degli specialisti in tutte le discipline che intervengono nella cura e nell’assistenza ai bambini con PDD – neuropsichiatri, psicoterapeuti, logopedisti, assistenti domiciliari, insegnanti- con chi quotidianamente vive il problema della disabilità: le famiglie.

Questo ha portato a sviluppare gli interventi e le iniziative in maniera mirata verso le reali necessità di questa non trascurabile comunità.

Gli interventi previsti nel modello CNA, vengono erogati accompagnando il bambino e la sua famiglia nel contesto di vita in cui è naturalmente inserito, realizzando un intervento di empowerment centrato sul progetto di vita. Parliamo quindi sostanzialmente un progetto bio-psico-sociale integrato di interventi adattabile alle esigenze del bambino, della sua famiglia, della scuola e della realtà sociale in cui è immerso. Ruolo centrale lo ha sicuramente la promozione della rete tra i diversi interventi e l’incentivazione della comunicazione e della circolarità delle informazioni.

1.            Il Protocollo C.N.A. 

 

 

 

 

La diagnosi funzionale viene svolta dal centro di Neuropsichiatria Ospedaliero(test  ADI Ados, batteria neuropsicologica e valutazione sulla comunicazione verbale e non verbale, Parent stress Index e C.B.L., test cognitivi, etc.). Successivamente si passa alla fase dell’invio presso il nostro servizio.

La fase dell’accoglienza avviene inizialmente con contatto telefonico: dove si esplicita l’inviante e il motivo dell’appuntamento, risponde un’educatrice esperta nei servizi sociali che fisserà  la prima visita con una psicoterapeuta che raccoglie l’anamnesi e la cartella clinica se presente, si cerca di fare analisi della domanda, sulle aspettative a breve e a lungo termine, e si prendono contatti con l’inviante e si stabilisce l’èquipe in base a necessità e territorio di appartenenza. Incontro di èquipe:si presenta l’èquipe e si descrive il progetto cercando di creare un alleanza terapeutica con la famiglia e di stipulare un contratto terapeutico.

Successivamente si invia alla fase di valutazione funzionale multidisciplinare attraverso la somministrazione di test di tipo funzionale e adattativi specifici (PEP-3, VABS, Lither-r, Wisc-r) da fare eventualmente in collaborazione con la Neuropsichiatria di riferimento. In concomitanza si procede con l’osservazione del bambino nei diversi contesti da parte dell’operatore e la somministrazione di questionari ai genitori per evidenziare risorse e difficoltà. La consulenza logopedica valuta la competenza comunicativa (verbale e non verbale) e fornisce gli obiettivi dell’area comunicativa e degli apprendimenti alla rete che ha in carico il bambino. In pratica ha un ruolo di formazione degli operatori che rutano intorno al bambino e nel caso segnala al neuropsichiatra quando il bambino è pronto a fare un ciclo di logopedia.

Solo dopo i primi mesi sarà possibile ipotizzare un piano di intervento individualizzato (P.E.I.) realizzato in  collaborazione  con la famiglia e i servizi territoriali e la scuola.

Si procederà in seguito ad una consulenza sociale che ha lo scopo di orientare e approfondire la legge 104/92; e di orientare verso i servizi presenti sul territorio.

L’ intervento psico- educativo è di intensità media (16 ore a settimana): l’operatore interviene sia a casa che a scuola che nel tempo libero.

L’obiettivo è quello di informare le persone coinvolte sulle tecniche operative più idonee, sensibilizzare sull’argomento gli interessati, formare le persone presenti nella vita del bambino e fornire loro gli strumenti più idonei condivisi con l’ èquipe. L’operatore agisce sia direttamente sul bambino soprattutto sulle capacità emergenti, che indirettamente supervisionando il lavoro delle figure coinvolte facendo attività di modelling e shadowing.

Questo permette al bambino di avere un intervento più globale e intensivo visto l’impiego anche di altre risorse esistenti nel suo contesto: parenti, insegnanti, altro. Inoltre questo permette di generalizzare gli apprendimenti nei diversi contesti.

Per 10 bambini si è data la possibilità di seguire un Laboratorio di Terapia con la mediazione degli animali e Club Socializzante: per lavorare sulla relazione e sulle abilità sociali e sulla collaborazione e sulle capacità motorie  in un ambiente stimolante all’aria aperta in compagnia di due asini e di personale formato.

La Formazione alle persone coinvolte e la sensibilizzazione nelle scuole in cui operiamo è molto importante per la bona riuscita del progetto. La cooperativa stipula un protocollo di intesa con le scuole dove sono inseriti i bambini che aderiscono al progetto per poter generalizzare gli apprendimenti e monitorare i ragazzi a 360° creando occasioni di scambio e confronto anche con i pari. Si lavora fornendo il supporto necessario al corpo insegnante o semplicemente osservando il bambino come si comporta in un ambiente naturale per poter organizzare sessioni di apprendimento incidentale.

Periodicamente si effettuano delle Supervisioni cliniche con l’èquipe terapeutica e con la famiglia ma  anche e incontri di èquipe per gestire al meglio le dinamiche di gruppo.

Il monitoraggio è costante e revisionabile di volta in volta in base alle esigenze emergenti. Per far questo si condividono i dati degli interventi in tempo reale attraverso  un sistema di gestione dati via web (Dropbox). Questo permette di conoscere i vari percorsi abilitativi in atto nei diversi contesti e  di ottenere una certa flessibilità nell’uso delle strategie terapeutiche che possono essere soggette a cambiamenti a seconda delle circostanze e delle fasi evolutive del bambino e della famiglia. Tra i metodi che utilizziamo per compilare i meeting report periodici l’utilizzo di indicatori di efficacia dell’intervento che abbiamo declinato per osservare i parametri fondamentali di qualità della vita del bambino e della sua famiglia e della scuola in cui è inserito. La compilazione del diario di bordo da parte della scuola e della famiglia per un confronto diretto e giornaliero è uno degli strumenti più usati. L’investimento delle risorse è individualizzato e si riduce con i progressi della persona presa in carico e con la capacità, progressivamente acquisita, delle famiglie e delle scuole ad affrontare le diverse problematiche.

 

 

Fabiana Sonnino

Psicologa specialista in Psicologia Clinica e Psicoterapia Individuale e di Gruppo

Direttore Scientifico – Mirjac ONLUS.