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L’uso Costruttivo della Bicicletta

 

– A.A.A. aspiranti ciclisti urbani cercasi –
La bicicletta è stata fino a pochi decenni fa un fondamentale mezzo di trasporto, spesso l’unico a disposizione delle classi meno agiate. Lo sviluppo economico del dopoguerra, procedendo di pari passo con l’urbanizzazione del territorio, ha portato ad una esponenziale diffusione dell’automobile, che ha relegato l’uso della bicicletta alla pratica dello sport e al dominio dello svago e del tempo libero. Con l’aumento del traffico urbano, tuttavia, l’utilizzo della bicicletta come mezzo di trasporto è ridivenuto concorrenziale e può contribuire a risolvere concretamente i problemi di mobilità ed inquinamento.
Le distanze che si possono coprire in bicicletta vanno dalle poche centinaia di metri a qualche centinaio di chilometri. Nell’uso utilitario della bicicletta, gran parte dei percorsi non superano i 2 km, ma la bicicletta risulta concorrenziale rispetto all’automobile o al trasporto pubblico fino ad almeno 5-10 km. Sui percorsi urbani congestionati, in particolare sui percorsi di lunghezza inferiore ai 10 Km, la bicicletta, si dimostra, il più delle volte, addirittura il mezzo più veloce. Il vantaggio aumenta notevolmente se si includono i tempi e/o costi di parcheggio, e diventa incolmabile se vengono conteggiate anche le svariate ore di lavoro necessarie a mantenere un’autovettura.
Le biciclette che vengono usate per fare delle commissioni, per esempio, andare a prendere il pane, andare fino alla fermata dell’autobus o del treno (da non sottovalutare la possibilità offerta dalla normativa Bici+Treno, per informazioni: www.trenitalia.com), percorrono poche centinaia di chilometri all’anno. Chi va quotidianamente a scuola o al lavoro in bici, e la utilizza per gli spostamenti in città, percorre in media dai 300-400 km ai 3000 km all’anno. I cicloamatori (i praticanti dello sport della bicicletta a livello amatoriale) durante l’arco dell’anno nelle loro uscite possono percorrere in totale, a seconda dell’intensità e della costanza del loro impegno, da 500 Km a parecchie migliaia di chilometri. Molti ciclisti asseriscono inoltre che nel traffico urbano la bicicletta sia meno stressante dell’automobile, sia per la maggiore agilità che permette di aggirare gran parte degli ingorghi, che per gli effetti positivi della moderata attività fisica, specie se gli spostamenti sono tutelati da piste ciclabili.
Purtroppo l’utilizzo della bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano anche sui percorsi urbani è spesso ostacolato da sistemi viari progettati per favorire il traffico di automobili, con ampie strade su cui si raggiungono velocità pericolose e l’uso diffuso di rotatorie, particolarmente pericolose per pedoni e ciclisti, di certo non aiuta. Spesso è riscontrabile anche la mancanza di percorsi protetti e di aree di parcheggio per biciclette. Gli investimenti di risorse pubbliche in infrastrutture atte a favorire le viabilità ciclabile vengono poi sminuiti e talvolta vanificati dai comportamenti irresponsabili e irrispettosi (che qui in centro Italia sembrano essere la norma) che gli automobilisti adottano nei confronti di chi decide di spostarsi in bici. Inoltre il comportamento degli automobilisti non sempre attenti all’incolumità degli utenti “più deboli” della strada, contribuisce non poco a radicare la diffusa opinione, spesso esagerata, che fa ritenere inaccettabili i rischi da correre nell’uso consueto della bicicletta. Comunque sia, tra le scorrettezze pericolose per il ciclista, oltre alle classiche mancanze di rispetto del segnale di stop, velocità eccessiva, mancato uso degli indicatori di direzione e parcheggio sulle piste ciclabili, è degna di menzione l’incauta apertura di sportelli di auto parcheggiate a lato strada, che costituisce la causa di uno degli incidenti tipici, non solo per i ciclisti. Un altro problema è venire stretti contro altre macchine o a lato della strada quando si viene superati, in particolare da mezzi pesanti e autobus.
Per rispondere alle problematiche sopra esposte, ma soprattutto per il gusto immediatista dell’atto, in molte grandi e medie città si è sviluppato negli ultimi anni un fenomeno spontaneo detto Massa Critica (spesso chiamata con i termini inglesi Critical Mass). Questa consiste in appuntamenti convenzionali (“coincidenze organizzate”) di ciclisti che attraversano insieme tratti di percorso urbano in sella ai propri mezzi e che, sfruttando la forza del numero (massa), invadono le strade normalmente usate dal traffico automobilistico. Se la massa è sufficiente (ovverosia critica), il traffico non ciclistico viene bloccato anche su strade di grande comunicazione, come viali a più corsie. Nonostante questa descrizione, la Massa Critica non è un fenomeno di facile definizione, trattandosi di un evento spontaneo privo di struttura organizzativa formalizzata. Tra le finalità di questi raduni vi è la voglia di essere ogni tanto in compagnia a pedalare sulle proprie strade (tutti i giorni soli e una volta al mese insieme), rivendicarne un uso più consapevole ed invitare chi si incontra, ma non solo, ad aprire gli occhi su tale realtà.
Oltre a una grande quantità di gruppi squisitamente sportivi, è presente in Italia un discreto numero di associazioni e gruppi di ciclisti dediti alla promozione dell’utilizzo della bicicletta e al miglioramento delle condizioni d’uso e delle infrastrutture. Queste realtà intendono sensibilizzare i cittadini all’uso della bicicletta come mezzo di trasporto alternativo, promuovendo così la mobilità il più possibile sostenibile e richiedendo anche la realizzazione di percorsi ciclabili riservati e protetti.
Un altro dei fenomeni in crescita anche qui in Italia, sia nei piccoli che nei grandi centri urbani, è quello delle Ciclofficine popolari. Questi sono luoghi speciali in cui persone, essenzialmente animate dal solo proposito di veder diffondersi l’utilizzo delle biciclette, mettono a disposizione di chiunque le proprie competenze e il proprio tempo libero. Risultano quindi essere dei “cantieri aperti” dove poter sperimentare nuove idee e forme di mobilità mirate a migliorare la vita di tutti. Per maggiori informazioni si segnalano i seguenti collegamenti in rete: www.ciclofficina.org oppure www.ciclofficina.net.
Tra le molteplici vie percorribili nel tentativo di indurre le masse all’uso della bicicletta ed affrancarsi dai convenzionali mezzi di trasporto, si possono intravedere le seguenti linee di intervento: i molti che usano la bicicletta per svago potrebbero farne anche uso come mezzo di trasporto abituale, per rendere più evidente il fatto che pur in presenza di problematiche, è possibile muoversi nel traffico con minor tempo, minori investimenti economici e se adeguatamente protetti e allenati, non “soccombere”; a fianco delle numerose associazioni basate sull’uso della bicicletta nel tempo libero, potrebbero sorgerne altrettante che si pongono l’obbiettivo della promozione della bici come mezzo di trasporto, in modo da conquistare l’indispensabile visibilità per un dialogo con i cittadini e le amministrazioni al fine di attuare gli interventi atti a favorirne l’uso; i produttori di biciclette, assenti dal punto di vista della grande comunicazione, potrebbero investire in accattivanti campagne pubblicitarie atte ad incentivare l’uso della bicicletta come efficace mezzo di trasporto; la stessa Fondazione Pubblicità Progresso (che è un organismo istituzionale senza fini di lucro), il cui scopo dovrebbe essere quello di contribuire alla soluzione di problemi morali, civili ed educativi della comunità, ponendo la comunicazione al servizio della collettività, risulta essere stranamente carente sul fronte ciclistico. E questi sono solo alcuni esempi.
Nella consapevolezza che la bicicletta non rappresenti la soluzione al problema della mobilità ma che costituisca un importante anello di una lunga catena di accorgimenti da adottare, si vuole ribadirne l’importanza anche simbolica come mezzo di trasporto che ciascuno di noi, autonomamente, può guidare, costruire, riparare e mantenere, considerandone anche la semplicità costruttiva che la caratterizza. Inoltre, attività del genere possono costituire un formidabile punto di partenza di un percorso di riflessione sul consumo irresponsabile, sulla mobilità prigioniera delle logiche di potere, sull’inquinamento, sul recupero e il riciclo dei materiali, e sull’impoverimento e lo sfruttamento indiscriminato del pianeta. La bicicletta, quindi, può essere considerata senza dubbio un mezzo e un simbolo privilegiato d’impegno sociale quotidiano che ognuno di noi può praticare.

Simone Ceccobelli